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Quando la cicala tace: appunti per una poetica sonora.

Quando la cicala tace: appunti per una poetica sonora

Quando la cicala tace. C’è un momento nella poesia “Luglio” di Raffaello Baldini, in cui tutto cambia. Un giocatore riceve una mano fortunata a tressette, non dice nulla, ma si aggiusta sulla sedia e poi batte il pugno sul tavolo. I bicchieri tremano, la cicala si zittisce. All’improvviso, tutto cambia anche nel paesaggio sonoro: dietro l’angolo si sente il campanello arrugginito di una bicicletta e, lontano, il volo di un aereo sopra il mare. 

Quando ho letto questi versi mi è sembrato di entrare in una scena sonora perfetta. Baldini qui taglia via tutto e rimane solo ciò che ha davvero senso: versi essenziali, fatti solo del suono delle cose che accadono e di quelle che stanno per accadere. È una scena densa, precisa, costruita con attenzione millimetrica alla pausa e al ritmo. Una scena che credo abbia molto da insegnare a chi lavora con la narrazione audio.

1. Il colpo sul tavolo: il suono come snodo narrativo

Quante volte, in un podcast, ho cercato un suono che non spiegasse, ma che facesse entrare in una scena senza bisogno di parole. Il gesto del personaggio di Baldini è proprio questo: non è solo un effetto sonoro, ma è anche un motore narrativo. Cambia l’equilibrio della partita, ma anche dell’atmosfera. Quel colpo è un invito a prestare attenzione: non illustra, fa accadere.

2. Il silenzio che permette di ascoltare

Dopo il colpo, il silenzio. La cicala si zittisce. E in quello spazio vuoto, breve ma denso, si aprono possibilità. Non tanto per dare “respiro”, ma perché è un modo per far emergere il suono più fragile, più lontano.
Baldini ci mostra come anche il silenzio sia narrazione, come certi suoni arrivino solo quando tutto il resto tace. Il silenzio è una soglia. Serve a creare attesa, ma anche a espandere il campo percettivo dell’ascoltatore, facendo emergere dettagli che prima non si sarebbero potuti cogliere.

3. Paesaggio sonoro e profondità percettiva

In questi pochi versi c’è una siepe, una casa, un ciliegio, un crocicchio. E poi il mare, lontano. È un paesaggio costruito con cura, senza alcuna ostentazione. Lo sentiamo, più che vederlo. 
Per chi lavora con l’audio, questo è un promemoria: il paesaggio si può evocare in profondità, senza descriverlo. Basta che ci sia ritmo, distanza, stratificazione. In una produzione audio, la profondità di campo sonoro è cruciale per immergere l’ascoltatore. Pensare in tre dimensioni, usare i piani permette di dare corpo e autenticità alla scena.

4. Il tempo che si allarga: l’arte della sospensione

“Dovevano essere le cinque del pomeriggio”, scrive Baldini. “Luglio” si muove in un tempo dilatato, quasi sospeso. Tutto è lento, ma carico. Le ore si dilatano, come succede d’estate. 
A volte accade lo stesso nella costruzione di un podcast. Quando si rinuncia alla fretta: quando scegliamo di aspettare, rallentare, lasciare spazio. Non è una questione solo tecnica, è una questione di fiducia: lasciare il tempo, senza temere che l’ascoltatore se ne vada. Fidarsi del ritmo interno di una storia.

Con “Luglio” Raffaello Baldini mi ha offerto un piccolo manuale poetico sul suono, sull’ascolto e sulla costruzione dell’attesa. Non è solo una poesia: è un esempio magistrale di scrittura sonora. Dove ogni suono ha un peso, ogni pausa una funzione, ogni dettaglio una direzione.

Mi ha ricordato che il silenzio è pieno di segnali. E che basta una cicala che tace, perché tutto, per un attimo, si faccia più nitido. Anche dentro un podcast.

Luglio di Raffaello Baldini

Il nove luglio, una domenica
dovevano essere le cinque del pomeriggio,
a Ciola, proprio in cima,
alla casa di Baròus,
ma di dietro, nell’ombra,
tra la siepe, che di là cala giù dritto
nel fondo di Lasagna,
e il muro, che era tutta una verdura,
con un venticello che faceva ogni tanto
un po’ di tramestio fra le canne,
a un tavolino giocavano a tressette
e tenevano i sassi sulle carte
perché non volassero via.
E quando a quello di mano
gli è venuta la cricca di coppe
e tre tre senza danari,
s’è gonfiato un po’, ma zitto, non s’è fatto capire,
s’è accomodato sulla sedia,
poi è uscito con l’asso, e non diceva ancora niente,
ma dalla contentezza
ha dato una botta sul legno
che nei bicchieri il vino ha tremato tutto,
e la cicala sul ciliegio
ha taciuto di botto dalla paura.
L’aria allora è diventata così leggera
che sul crocicchio s’è sentito pigolare
il campanello arrugginito di una bicicletta,
e laggiù, ma lontano,
volare un aeroplano sopra il mare.

Raffaello Baldini. Piccola antologia in lingua italiana, Quodlibet, 2018. A cura di Ermanno Cavazzoni e Daniele Benati.

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