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Prima del futuro. Innovazione ed evoluzione: da Edison all’AI è un podcast che racconta dei salti tecnologici che hanno cambiato il nostro modo di vivere.
puoi ascoltarlo su

Prima del futuro

di Alberto Mattiello, Lucilla Giagnoni
Genere: Divulgazione culturale e scientifica
Argomento: Innovazione, tecnologia, evoluzione, intelligenza artificiale
Autore: Alberto Mattiello, Lucilla Giagnoni
Produzione: Emotion Network
Durata: 6 episodi di 30 minuti ciascuno
Data di pubblicazione: 28 ottobre 2025

Prima del futuro. Innovazione ed evoluzione: da Edison all’AI è il racconto avvincente dei salti tecnologici che hanno cambiato il nostro modo di vivere. Ogni rivoluzione tecnologica ha diviso, spaventato, ma anche liberato nuove possibilità per le persone e le imprese. E oggi ci accompagna nell’era dell’AI con una nuova domanda: cosa può fare questa tecnologia per noi? 

Se il futuro ci mette in crisi, forse è perché non abbiamo ancora capito che, come sempre, non si tratta solo di strumenti, ma di umanità in trasformazione. O meglio, in evoluzione.

Prima del futuro. Innovazione ed evoluzione: da Edison all’AI è un podcast di Emotion Network powered by TeamSystem.

La voce narrante è di Lucilla Giagnoni, i contributi tecnici sono di Massimiano Bucchi.
I soggetti degli episodi e i testi sono scritti da Alberto Mattiello, con il contributo artistico di Lucilla Giagnoni.
Il coordinamento produttivo per Emotion Network è a cura di Valentina Di Leo, Marco Tabasco e Benedetta Barzaghi.

Il montaggio, la post-produzione e il sound design sono realizzati da Gabriele Beretta.

Lo si può ascoltare anche nella sezione podcast del sito del Corriere della Sera.

Le puntate di Prima del futuro

La rivoluzione elettrica di Edison – Episodio 1

New York, 1882: Thomas Edison accende per la prima volta un intero quartiere con la sua centrale elettrica. È l’inizio di una rivoluzione che cambierà per sempre il nostro modo di vivere, produrre e immaginare il futuro. Ma l’elettricità non fu solo una lampadina: fu un ecosistema di innovazioni, un “linguaggio universale” capace di trasformare ogni oggetto quotidiano.
Dietro a quell’interruttore che illumina la notte c’è la visione di un mondo connesso, ma anche la resistenza di chi temeva che la luce artificiale stravolgesse ritmi naturali, economie consolidate, persino l’immaginario collettivo. Edison non portò solo energia: portò la capacità di immaginare infrastrutture che non esistevano, di costruire un futuro che sembrava impensabile.
In questo episodio ripercorriamo il parallelo con ciò che stiamo vivendo oggi con l’intelligenza artificiale: una nuova “elettricità cognitiva” destinata a ridefinire ogni settore. Come allora, non è una singola invenzione, ma una forza trasversale che ridefinisce regole e possibilità. Le grandi tecnologie non sostituiscono soltanto ciò che esiste: aprono spazi che prima non potevamo neanche immaginare.

La rivoluzione fotografica e la liberazione della creatività – Episodio 2

Parigi, 1839: la dagherrotipia viene presentata al mondo e in un istante cambia il destino dell’arte. Alcuni pittori la vivono come una minaccia mortale, altri come un’occasione irripetibile. Da Niépce a Daguerre, fino agli impressionisti nello studio fotografico di Nadar, la pittura non muore: si trasforma. Libera dal compito di riprodurre la realtà, esplode in nuove forme, dal colore delle emozioni di Monet alle visioni geometriche di Cézanne, fino ai sogni dei surrealisti.
La fotografia non ha ucciso la creatività, l’ha moltiplicata. Ha reso l’arte globale, condivisibile, sempre in movimento. Per la prima volta la realtà poteva essere catturata, riprodotta, diffusa, e questo non ridusse la libertà artistica: la ampliò. Pittura e fotografi a divennero linguaggi complementari, aprendo la strada a una cultura visiva che avrebbe plasmato l’immaginario moderno.
La lezione vale ancora oggi: ogni volta che una tecnologia sembra cancellare un mestiere, in realtà apre spazi inediti di immaginazione e possibilità. L’intelligenza artificiale, come la fotografi a nell’Ottocento, non è una fine, ma l’inizio di un nuovo alfabeto creativo.

Il gesuita che portò le macchine a leggere – Episodio 3

Nel 1949 un giovane gesuita italiano, Roberto Busa, sbarca a New York con una richiesta che sembra assurda: insegnare alle macchine a leggere il latino di San Tommaso d’Aquino. I computer dell’epoca sanno solo fare calcoli, ma Busa non si arrende. Trasforma un sogno impossibile in un progetto rivoluzionario: dalle schede perforate nascono le prime analisi testuali automatiche della storia, l’Index Thomisticus.È l’inizio delle Digital Humanities, ma soprattutto di un’idea nuova: la tecnologia non sostituisce l’uomo, lo libera dal lavoro meccanico per permettergli di pensare più in grande. Busa dimostra che anche le parole possono essere elaborate da macchine, anticipando di decenni l’uso di algoritmi linguistici. Oggi quell’intuizione vive in ogni motore di ricerca, in ogni traduzione automatica, in ogni intelligenza artificiale che ci accompagna nel lavoro e nella vita quotidiana. Dalle biblioteche digitali agli assistenti vocali, la sua lezione resta attuale: le macchine non hanno senso senza un progetto umano che dia loro direzione. Non è solo tecnologia: è un nuovo patto tra conoscenza e strumenti per esplorarla.

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