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L’ascolto protagonista alla Biennale d’Arte di Venezia.

L’ascolto protagonista alla Biennale d’Arte di Venezia

L’ascolto è protagonista alla Biennale d’Arte di Venezia 2024. Partiamo dal Padiglione Italia, alle Tese delle Vergini in Arsenale, dove sarà esposta un progetto site-specific dell’artista Massimo Bartolini.

Massimo Bartolini, “Due Qui / To Hear

Nato nel 1962, Massimo Bartolini è noto per la sua produzione artistica che comprende performance, opere sonore, installazioni e video. Il progetto creato per il Padiglione Italia ha come tema la “costruzione di comunità attraverso l’invito all’ascolto”. Il titolo – Due Qui / To Hear – è un gioco linguistico, dove “Due qui” è la traduzione volutamente sbagliata basata sull’assonanza tra “To Hear” e “Two Here”.
Si tratta di un progetto che mira a esplorare il tema dell’ascolto mettendone in luce la sua peculiare natura relazionale. Durante la conferenza stampa di presentazione, infatti, Bartolini ha sottolineato come “mentre il visivo è limitato e unidirezionale, l’ascolto è sensibile a tutto ciò che lo circonda”, che sia un essere umano, un elemento naturale o una macchina.

Il progetto Due Qui / To Hear

Il progetto coprirà l’intera superficie del Padiglione Italia, estendendosi anche all’esterno. In un percorso che si snoda tra le Tese e i Giardini, il visitatore incontrerà installazioni che declinano diverse esperienze acustiche. 
La prima opera, Audience for a Tree, è frutto della collaborazione con Gavin Bryars, uno dei musicisti più importanti della musica sperimentale degli ultimi cinquant’anni. Insieme al figlio, Gavin Bryars ha creato un componimento sonoro per accompagnare i versi del poeta Roberto Juarroz, A veces ya no puedo moverme. La seconda opera trae ispirazione dalla figura del Bodhisattva e dal pensiero religioso buddista.
Al centro dello spazio ci sarà invece una grande installazione sonora che il visitatore potrà attraversare, creata con la collaborazione delle musiciste Caterina Barbieri e Kali Malone.

Due Qui / To Hear coinvolge un vasto team di professionisti, tra cui musicisti, scrittori, ingegneri e artigiani. La scrittrice per l’infanzia Nicoletta Costa e il romanziere Tiziano Scarpa concepiranno testi che saranno performati nello spazio del Giardino come parte del Public Program .

Per completare l’esperienza, infatti, il progetto sarà accompagnato da un ricco programma di eventi. Ispirandosi alla celebre frase di John Cage “Music is everywhere, if we only had ears”, il Public Program si focalizzerà sul tema dell’ascolto, visto come metafora di relazione e comprensione di sé e dell’altro. Negli spazi del Giardino, per quattro doppie giornate alla metà dei mesi di maggio, giugno, luglio e settembre, si susseguiranno una serie di incontri di diversa natura: conferenze, interviste, performance, laboratori, con la partecipazione di ospiti dall’Italia e dall’estero.

Infine, in maggio, è previsto un evento speciale nel Parco di Villa Fürstenberg a Mestre: una performance sonora, Ballad for Ten Trees, appositamente creata da Bartolini con la presenza di dieci sassofonisti.

Anna Maria Maiolino e i suoi “ritratti sonori”

La Biennale Arte assegna quest’anno uno dei suoi prestigiosi Leoni d’Oro alla carriera a Anna Maria Maiolino, artista emigrata dall’Italia in Sud America e attualmente residente in Brasile. Il suo lavoro spazia tra disegni, fotografie, video, performance, installazioni e sculture. Tra il 2009 e il 2012 Maiorino ha sperimentato l’uso della voce in opere che sono una sorta di ritratti sonori. Queste opere audio, registrate dalla stessa artista mentre recita i suoi testi poetici o crea paesaggi sonori pre-verbali, sono integrate in sculture come “Estado de Exceção” e “Dois Tempos”. “Estado de Exceção”, in particolare, è una cella/scatola da cui risuonano richiami angosciosi, espressioni sonore di uno “stato di eccezione”, segnali inquietanti dello sgretolamento del fragile ordine sociale del suo Paese e delle sue istituzioni democratiche.

In un’intervista rilasciata a Il Giornale dell’Arte, Maiolino ha sottolineato l’importanza cruciale dell’ascolto nella comunicazione di emozioni e pensieri. “Quando ero bambina sedevo al tavolo con 13 persone – racconta Maiorino –, c’era chi studiava medicina, chi farmacia, chi era filosofo. Io le ascoltavo discutere e litigare del postguerra, dei progetti di vita. Tutto era trasmesso a voce e quando trasmetti a voce tu trasmetti anche la potenza dei sentimenti che la voce porta. I suoni sono per me i sentimenti. Forse è questo che mi ha spinto a realizzare questi lavori.»

Questa profonda comprensione dell’ascolto come veicolo per emozioni e pensieri rende ancora più stimolante l’opportunità di riscoprire l’opera di questa straordinaria artista attraverso la Biennale di Venezia.

“Liminal” di Pierre Huyghe

Sempre a Venezia, infine, non si può trascurare la mostra Liminal di Pierre Huyghe. Concepita dall’artista francese per Punta della Dogana, l’esposizione presenta nuove creazioni accanto a opere degli ultimi dieci anni, in un progetto espositivo curato da Anne Stenne in stretta connessione con la Pinault Collection.

Ancora una volta, il suono qui riveste un ruolo fondamentale. In particolare nel progetto intitolato “Idiom”. In un ambiente oscuro si genera e si sviluppa in tempo reale, grazie all’intelligenza artificiale, un linguaggio sconosciuto. Sensori applicati a maschere d’oro, indossate da figure mute, rilevano una serie di elementi che vengono convertiti in fonemi e sintassi attraverso l’uso della voce. Questi elementi sonori danno vita a una lingua che sembra provenire da una realtà al di fuori della nostra comprensione.

Pierre Huyghe è riuscito a trasformare Punta della Dogana in uno spazio misterioso, immersivo e popolato da creature che sfidano i confini tra l’umano e l’inumano. Con “Liminal” il panorama artistico a Venezia si arricchisce di nuove forme espressive e suggestioni, offrendo ai visitatori un’esperienza affascinante che rimarrà impressa nella memoria.

L’uso dei suoni nell’arte ambientale

Questo articolo, con il suo focus sul suono e sull’ascolto come elementi centrali delle opere artistiche, si collega idealmente a “L’uso dei suoni nell’arte ambientale“, dove si racconta del lavoro di Gian Maria Tosatti, che ha saputo trasformare il paesaggio sonoro in una forma d’arte che coinvolge e stimola i sensi in modi unici e suggestivi.

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